Come nasce Visione Astratta: la scoperta dell'invisibile nel quotidiano
Oggi siamo immersi in un moto perpetuo di immagini. I nostri occhi corrono veloci, scivolano sulle superfici e finiscono per perdere la capacità di soffermarsi su ciò che non è evidente a prima vista. La fretta ci priva del dettaglio, rendendoci ciechi di fronte a una bellezza nascosta che spesso si consuma a pochi passi da noi, destinata a scomparire per sempre.
Il mio progettoVisione Astratta nasce esattamente da questa urgenza: fermare il tempo, educare di nuovo lo sguardo e rendere eterno ciò che rischia di passare inosservato.
Due anime in costante dialogo
La mia strada nella fotografia è iniziata vent'anni fa, legata a doppio filo al mondo delle persone, dei volti e dei racconti umani attraverso il ritratto e la moda. Un percorso a cui si è affiancata, nel tempo, la fotografia d'interni, da cui ho ereditato la devozione per il minimalismo formale, la pulizia delle linee e la ricerca dell'armonia negli spazi.
Lontano dall'essere percorsi distinti, queste esperienze hanno gettato i semi per una nuova sensibilità. Ma è nel 2014 che si è accesa la scintilla di una ricerca collaterale che ancora oggi porto avanti con la stessa passione: un viaggio parallelo dove l'attenzione per l'essere umano si è tradotta nella ricerca della sua traccia sulla materia.
Quel muro, nell'attesa
Era il 2014. Ero, ferma ad aspettare che mia madre uscisse dal lavoro. Un momento sospeso, una parentesi morta della giornata. Per ammazzare il tempo ho posato lo sguardo su una parete accanto a me, interamente coperta da graffiti dai colori accesi e sovrapposti.
Inizialmente sono stata attratta dalla loro vivacità cromatica, ma osservandoli più da vicino è successo qualcosa: ho smesso di guardare il graffito nel suo insieme e ho iniziato a isolarne piccole porzioni attraverso l'inquadratura. Togliendo il contesto, quegli strati di vernice hanno perso la loro natura originaria per trasformarsi in dipinti astratti, ricchi di nuove forme, campiture e storie del tutto inedite.
Da quell'attesa è nata Graffiti, la mia prima serie ufficiale, ed è iniziato un percorso visivo che da allora convive e dialoga quotidianamente con la mia produzione ritrattistica.
I muri come tele, la materia come linguaggio
Da quel giorno la città ha smesso di essere un semplice sfondo ed è diventata un laboratorio a cielo aperto. Una fessura nell'intonaco, una macchia di umidità che mangia la pittura, la ruggine su un tubo di ferro o le stratificazioni di un manifesto strappato dal sole e dalla pioggia non sono più stati segni di degrado, ma pennellate involontarie.
Attraverso il rigore della composizione e una ricerca attenta sugli abbinamenti cromatici, estraggo questi frammenti dalla strada per trasformarli in quadri astratti di grande formato. È una ricerca dell'invisibile che ribalta la prospettiva: ciò che appare fugace o insignificante conquista la tridimensionalità della materia e diventa una porta d'accesso verso mondi sconfinati.
Visione Astratta non vuole imporre una verità visiva. Sottraendo l'elemento reale dalla sua funzione originale, la fotografia lascia all'osservatore la libertà più grande: quella di perdersi nella composizione e leggere in ogni campitura, in ogni ferita della parete, una storia del tutto personale.
E voi, riuscite ancora a fermarvi davanti ai dettagli del quotidiano?
Vi invito a sfogliare le serie fotograficheper scoprire le opere di Visione Astratta e lasciarvi guidare dalle forme che si nascondono tra i muri della città. Quale storia riuscite a scorgere tra le trame della materia? Scrivetemelo nei commenti o contattatemi per condividere le vostre impressioni.