Non tutto ciò che fotografo diventa un'opera
Durante una passeggiata posso fermarmi molte volte. Alcune superfici mi attirano immediatamente, altre richiedono più tempo, altre ancora sembrano interessanti soltanto per un istante.
Questo però non significa che tutto ciò che fotografo sia destinato a diventare un'opera.
Anzi, una parte importante del mio lavoro avviene dopo lo scatto, quando torno sulle fotografie e comincio a guardarle con una distanza diversa da quella del momento in cui le ho realizzate.
Quando sono davanti a un muro o a una superficie particolare, la prima reazione è istintiva. Qualcosa mi colpisce e mi porta a fermarmi. In quel momento fotografo perché sento che c'è un'immagine possibile.
Davanti allo schermo, però, la situazione cambia
Non c'è più il luogo, non c'è più la sorpresa della scoperta e non c'è più il rapporto diretto con quella superficie. Rimane soltanto la fotografia. Ed è proprio allora che devo capire se quello che avevo visto nella realtà è davvero presente nell'immagine.
Non sempre lo è.
Una superficie può sembrarmi straordinaria dal vivo e perdere completamente la sua forza una volta fotografata. In altri casi accade il contrario: un dettaglio che sul posto sembrava quasi insignificante acquista nella fotografia una presenza che non avevo previsto.
Per questo la selezione non è una semplice scelta tra fotografie riuscite e fotografie sbagliate.
Cerco qualcosa che abbia una propria autonomia. Un'immagine che non abbia bisogno di essere spiegata attraverso il luogo in cui è stata trovata, né attraverso la storia della superficie da cui proviene.
Mi chiedo se la fotografia funziona anche senza sapere cosa sto guardando.
Se tolgo il contesto, rimane qualcosa?
Se non dicessi che quella forma proviene da un muro, continuerebbe a essere interessante?
Se la guardassi per la prima volta senza ricordare il momento in cui l'ho fotografata, continuerei a sceglierla?
Sono domande che mi aiutano a capire quali immagini possono entrare nel progetto e quali invece devono rimanere nel mio archivio.
Anche l'inquadratura viene valutata in modo diverso
Durante la ricerca posso aver fotografato una superficie da più punti di vista, avvicinandomi o allontanandomi, cambiando leggermente l'angolo o il rapporto tra le forme. Tra immagini molto simili può essercene una sola che riesce davvero a trovare l'equilibrio che cercavo.
A volte la differenza è minima, ma è proprio quella differenza a cambiare il risultato.
Il processo, quindi, non termina quando premo il pulsante della macchina fotografica. Lo scatto è soltanto il momento in cui raccolgo una possibilità. La fotografia che diventerà un'opera nasce successivamente, attraverso una serie di scelte e di rinunce.
Rinunciare è una parte importante del lavoro
Non tutto ciò che mi piace deve necessariamente diventare un'opera. Alcune fotografie possono essere belle, curiose o interessanti senza avere quella particolare forza che cerco. Altre possono appartenere a una ricerca ancora incompleta e rimanere in archivio in attesa che, magari, un giorno trovino il loro posto.
Questo significa anche accettare che una buona fotografia non sia automaticamente la fotografia giusta.
Nel mio lavoro non cerco di conservare tutto ciò che incontro. Cerco di costruire una selezione coerente di immagini capaci di vivere indipendentemente dalla loro origine.
Alla fine rimane soltanto una piccola parte di quello che ho fotografato.
Ed è forse proprio questa parte, quella che supera il momento della scoperta, la verifica davanti allo schermo e il confronto con le altre immagini, a trasformare un frammento trovato per strada in un'opera di Visione Astratta.
Continua a guardare
Se questo modo di osservare la realtà ti ha incuriosito, ti invito a scoprire le opere di Visione Astratta e a lasciarti guidare dalle forme, dai colori e dalle superfici che ho incontrato lungo il mio percorso.
Ogni fotografia nasce da un frammento reale, ma una volta isolato e trasformato attraverso lo sguardo può diventare qualcosa di completamente diverso. Scopri le opere di Visione Astratta e guarda la città attraverso un'altra prospettiva.
Se invece vuoi conoscere meglio il progetto, scegliere un'opera per il tuo spazio o semplicemente farmi una domanda, contattami. Sarò felice di raccontarti qualcosa in più sul mio lavoro.